sonetti shakespeariani

In che modo il Sonetto 18 di Shakespeare esplora il tema dell'amore?

William Shakespeare, rinomato drammaturgo e poeta dell'epoca elisabettiana, ha realizzato una serie di 154 sonetti, ognuno dei quali approfondisce vari temi di amore, bellezza, mortalità e tempo. Tra questi, il Sonetto 18 si distingue come un'esplorazione toccante della natura multiforme dell'amore, catturandone la bellezza, l'atemporalità e l'attrattiva universale.

Come Esplora il Tema dell'Amore il Sonetto 18 di Shakespeare?

I. L'amore come paragone alla bellezza

Nella quartina di apertura, l'oratore prepara il terreno paragonando l'amata a un giorno d'estate, una metafora che evoca immagini di calore, radiosità e splendore naturale:

Potrò paragonarti a un giorno d'estate?

Tu sei più amabile e più temperata:

I venti impetuosi scuotono i boccioli di maggio,

E l'estate ha una durata troppo breve.

  • L'oratore eleva l'amata al di sopra della bellezza di un giorno d'estate, enfatizzando la sua bellezza duratura e la sua natura temperata.
  • Il riferimento ai "venti impetuosi" e alla natura fugace dell'estate sottolinea la transitorietà della bellezza fisica, mettendola in contrasto con l'amore incrollabile dell'oratore.

L'oratore elabora ulteriormente la bellezza dell'amata, impiegando immagini di corpi celesti e meraviglie naturali:

Il tuo seno è bianco come la neve in cielo,

I tuoi occhi sono come le stelle, che brillano nella notte,

Le tue labbra sono come rose rosse appena sbocciate,

Il tuo respiro è come la fragranza del mattino.

  • L'amata dell'oratore è ritratta come se possedesse una bellezza che rivaleggia con la purezza della neve, la brillantezza delle stelle, il fascino delle rose e la freschezza di una brezza mattutina.
  • Questi paragoni evidenziano l'intensa ammirazione dell'oratore per gli attributi fisici dell'amata, creando un'immagine vivida e idealizzata di lei.

Tuttavia, il tono dell'oratore cambia nella terza quartina, mentre riconosce la propria inadeguatezza nel catturare l'intera portata della bellezza dell'amata:

Eppure, per il cielo, ti penso più divina

Di tutti gli O della bellezza che conosco.

  • L'oratore ammette che i suoi tentativi di descrivere la bellezza dell'amata sono insufficienti, poiché le sue qualità divine superano qualsiasi standard convenzionale di bellezza.
  • Questa ammissione sottolinea la profonda ammirazione e riverenza dell'oratore per l'amata, che trascende la mera attrazione fisica.

II. L'amore come emozione senza tempo

Nella quartina seguente, l'oratore sposta la sua attenzione sulla natura duratura dell'amore, affermandone il trionfo sulle devastazioni del tempo:

Finché gli uomini possono respirare o gli occhi possono vedere,

Così a lungo vive questo, e questo dà vita a te.

  • L'oratore proclama che l'esistenza dell'amore è intrecciata con gli aspetti fondamentali dell'esperienza umana, suggerendo che è una parte intrinseca e duratura della vita.
  • L'uso della frase "finché gli uomini possono respirare o gli occhi possono vedere" enfatizza l'universalità e l'atemporalità dell'amore, che trascende la durata della vita individuale.

L'oratore impiega ossimori e paradossi per sottolineare ulteriormente la natura duratura dell'amore:

L'amore non è lo sciocco del tempo, sebbene le labbra e le guance rosee

Entrino nella portata della sua falce ricurva,

L'amore non cambia con le sue brevi ore e settimane,

Ma lo sopporta fino al limite della rovina.

  • L'oratore personifica il tempo come uno "sciocco" e afferma che l'amore è immune ai suoi effetti corrosivi, anche quando la bellezza fisica svanisce con l'età.
  • La nozione paradossale dell'amore "che lo sopporta fino al limite della rovina" suggerisce che la resistenza dell'amore si estende oltre i confini della mortalità.

III. L'amore come fonte di conforto e gioia

Nell'ultima quartina, l'oratore esprime il profondo conforto e la gioia che l'amore porta nella sua vita:

Se questo è un errore e mi è stato dimostrato,

Non ho mai scritto, né alcun uomo ha mai amato.

  • La volontà dell'oratore di mettere in gioco la sua reputazione di poeta e l'esistenza stessa dell'amore sulla verità dei suoi sentimenti evidenzia la profondità della sua convinzione.
  • L'uso della parola "dolce" e le immagini di "giorni celestiali" ed "estate eterna" trasmettono lo stato di beatitudine dell'essere innamorati, dove le sfide della vita sembrano svanire.

IV. L'amore come esperienza universale

L'oratore conclude il sonetto enfatizzando l'universalità dell'amore, affermando che è un'esperienza condivisa da tutti:

Eppure, per il cielo, ti penso più divina

Di tutti gli O della bellezza che conosco.

  • L'uso della parola "ogni" da parte dell'oratore suggerisce che l'amore non è limitato a pochi eletti, ma è un filo conduttore che unisce l'umanità.
  • Il riferimento a "ogni occhio" e "ogni cuore" rafforza l'idea che l'amore trascende le differenze individuali e unisce persone di ogni estrazione sociale.

V. Conclusione

Nel Sonetto 18, William Shakespeare esplora il tema dell'amore nelle sue varie dimensioni, catturandone la bellezza, l'atemporalità e l'attrattiva universale. Attraverso immagini vivide, ossimori e paradossi, Shakespeare dipinge un quadro d'amore che trascende la bellezza fisica, i limiti temporali e le differenze individuali.

Il Sonetto 18 si erge a testimonianza del potere duraturo dell'amore, ricordandoci la sua capacità di portare conforto, gioia e significato nelle nostre vite. La sua rilevanza si estende oltre il suo contesto storico, risuonando con il pubblico attraverso secoli, culture e contesti.

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AUTORE
Krysta Bruns
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